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La cattiva abitudine di paragonare i bambini agli altri: ognuno è unico

13 Agosto 2019 in Psicologia

I genitori tendono spesso a paragonare i bambini tra loro, spesso con i figli di altri. Vengono paragonati con gli amichetti, con i compagni di scuola o di altre attività come quelle sportive, ricreative ed educative. Ma cosa si cerca di ottenere paragonando il proprio figlio agli altri bambini?

Nella maggior parte dei casi, lo si fa per cercare di motivare il bambino, per far sì che prenda come modello quel fratello o quel compagno di scuola che ottengono risultati migliori. Sebbene lo scopo sia “positivo”, le modalità sono assolutamente sbagliate.

Questo tipo di atteggiamento lascia intravedere il desiderio dei genitori di modellare i proprio figli a loro piacimento, senza lasciare spazio alle caratteristiche individuali reali.

Questa cattiva abitudine ha delle conseguenze negative sulla psiche dei bambini, e la più importante è senza dubbio l’invidia. I bambini credono che il paragone venga usato dai genitori anche per distribuire l’amore: il genitore vuole più bene al fratello al quale si viene paragonati.

Un’altra conseguenza negativa è il calo dell’autostima nel bambino. Paragonandolo ad altri è come dirgli che non apprezziamo le sue qualità, mentre lo facciamo con quelle degli altri. I bambini si sentono insicuri, inutili ed emarginati.

I bambini devono avere la sicurezza di essere accettati per come sono, con le loro virtù e i loro aspetti da migliorare. Paragonandoli ad altri li facciamo sentire meno amati.

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